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I veri eroi

luglio 2, 2009

Ogni tanto, anzi, troppo spesso ho la tendenza a lamentarmi dei lati negativi della mia vita, poi mi si presenta davanti agli occhi la vera realta’ dei fatti … e l’unica cosa che riesco a fare e’ vergognarmi.

Oggi Repubblica da’ la notizia del deficit piu’ alto da 10 anni a questa parte …

vorrei dedicare i miei pensieri ai VERI EORI dei giorni nostri attraverso le parole di Caparezza.

… a tutti i Luigi delle Bicocche.

“Questa che vado a raccontarvi è la vera storia di Luigi delle Bicocche,
eroe contemporaneo a cui noi tutti dobbiamo la nostra libertà”
Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche.
Da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
Che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un chopper
Invece io passo la notte in un bar karaoke,
se vuoi mi trovi lì, tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue
..un soggetto perfetto per Bram Stroker
Tu che ne sai della vita degli operai
Io stringo sulle spese e goodbye macellai
Non ho salvadanai, da sceicco del Dubai
E mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a SNAI
Io sono pane per gli usurai ma li respingo
Non faccio l’ Al Pacino, non mi faccio di pacinko
Non gratto, non vinco, non trinco/ nelle sale bingo/
Man mano mi convinco/ che io
sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere
Stipendio dimezzato o vengo licenziato
A qualunque età io sono già fuori mercato
…fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastata
come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera
su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari
quando t’affami, ti fai, nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari
finisci nelle mani di strozzini, ti cibi, di ciò che trovi se ti ostini a frugare cestini
..ne’ l’Uomo ragno ne’ Rocky, ne’ Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini, io sono un eroe.
Per far denaro ci sono più modi, potrei darmi alle frodi
E fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
C’è chi ha mollato il conservatorio per Montecitorio
Lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
Io vado avanti e mi si offusca la mente
Sto per impazzire come dentro un call center
Vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perché sono un eroe.

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… di ritorno

giugno 28, 2009

.. vero, non ho piu’ scritto su questo diario binario sospeso nel web da un botto di tempo.

Il punto vero é che sono successe tante cose, tante emozioni … e alcune di queste le vorrei solamente dimenticare.
E’ altrettanto vero pero’, che con tante persone care ho passato momenti fantastici.

Meravigliosamente normali e quotidianamente straordinari.

Cosi’ continuo a vivere giorno per giorno. Alti e bassi, piu’ o meno felice / piu’ o meno sereno … con questa sensazione di vuoto, di “mancanza”, fedele compagna della mia vita da single.

“Ognuno si sceglie la propria vita”

Nel bene o nel male, consciamente o inconsciamente, tutti facciamo ogni giorno le nostre scelte e prendiamo una via piuttosto che un’altra.
Ho la vita che ho scelto e quella che mi merito.
Probabilmente sono troppo insicuro. Probabilmente sono stato cattivo. Probabilmente sono semplicemente ancora immaturo, un piccolo adolescente in un corpo da trentenne.

o piu’ probabilmente sono solo alla deriva alle prese con un distacco che ho scelto TANTI ANNI FA, un distacco che mi fa sempre piu’ male ogni giorno, ora, minuto che passa e che mi spinge piu’ vicino alla partenza.

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Silenzio

febbraio 4, 2009

… in questi giorni sto rivalutando l’importanza del silenzio

… in questi giorni molti italiani hanno perso una buona occasione per stare zitti

(a buon intenditor, poche parole)

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la situazione italiana

novembre 28, 2008

Buongiorno a tutti, mi sono assentato un po’ ultimamente.

Mah, chissa’ come mai quando le cose vanno bene istintivamente ci si immerge nella vita per viverla piu’ a fondo possibile, mentre quando le cose vanno male (o anche solo malino) uno e’ piu’ restio a lanciarsi e preferisce fermarsi a cogitare… ed ecco qui come nascono i miei post.

Malattia mentale, lo so.

Ieri sera guardavo Anno Zero.

Non sempre e’ interessante e soprattutto non sempre riesco a guardarlo senza dovere limitare un moto di rabbia BEN MOTIVATA che mi farebbe volentieri scaraventare la TV fuori dalla finestra.

Ahi ahi ahi, la politica.

Ieri sera la puntata e’ stata molto interessante, anche se MOLTO pessimistica e, cavolo, ho ancora una palla pesante qui in mezzo al petto che non va ne’ su ne’ giu’.

Ormai la soglia di poverta’ sta poco a poco inglobando intere fasce di popolazione che venivano chiamate “il ceto medio”, pazzesco.

Senti di queste famiglie che nel giro di alcuni anni dal fare progetti per comprarsi una casa con un mutuo (aahhh, il sogno di una vita!), adesso si ritrovano a contare quanti centesimi di euro si riescono a risparmiare comprando lo stretto necessario in quel supermercato li’ piuttosto che nell’altro.

Senti di quel padre/madre che si trova ad accettare qualsiasi lavoro — e l’unica cosa che ha davanti a sé sono contratti da 300 fino a 500 euro mensili, quando un affitto viene tranquillamente 600 euro solo lui (se non molto di piu’) — … e sul conto in banca restano 19 euro.

Senti di persone del ceto medio che la mattina si mettono in fila nei centri caritatevoli per il pane, madonna, per il pane!

Mi viene da piangere.

A queste persone stanno togliendo la dignita’, il futuro, la speranza.

Io faccio parte del ceto medio, sto vivendo all’estero per cercare di inseguire il mio sogno, la carriera universitaria, e sono FORTUNATO perche’ riesco con il mio stipendio veramente ad arrivare alla fine del mese senza farmi mancare nulla ed ancora ne ho un po’ da mettere da parte, per gli anni difficili che verranno.

Cavolo, mi sto costruendo il mio futuro con sudore e fatica e soprattutto C’E’ UN FUTURO!

In Italia sento i miei colleghi che si ritrovano a servire ai tavoli nel weekend perche’ non gli basta l’assegno di ricerca per arrivare a fine mese… ed io non sono migliore di loro.

Tutto questo sproloquio solo per mostrarvi il mio sgomento e la mia impotenza. Non ho nessuna ricetta e non sono tanto stupido ne’ tanto presuntuoso da pensare di poterne costruire una.

Semplicemente non lo so.

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Mille testimoni scomodi

novembre 18, 2008

Ultimamente sto incollando parole che mi frullano in testa, articoli che mi lasciano allibito … e stordito.

Qui di sotto c’e’ il commento di un giornalista che riesce appieno a descrivere la mia vita.

Che si puo’ dire di piu’?

di Marco Cattaneo

“Da due giorni, a fasi alterne, mi perdo a leggere le storie di cervelli in fuga raccontate su Repubblica.it. Ormai hanno superato il migliaio, e a ogni racconto che si aggiunge crescono i tormenti, la rabbia, l’incredulità. Non riesco a credere che questo paese – specialmente negli ultimi vent’anni, ma in realtà per tutta la storia repubblicana – abbia avuto una classe dirigente, dai politici agli imprenditori, che ha fatto tutto il possibile per ipotecare il futuro.

Giovani con un dottorato in tasca che da noi non riescono a trovare uno sbocco né in università né presso i privati, che di un dottore non sanno bene che farsene. Qualcuno si ostina a sperare, e fino a quarant’anni “tira la carretta” al suo mentore, di solito un professore ordinario non lontano dalla settantina, guadagnando poco più di mille euro al mese. Mentre il suo compagno di corso, ugualmente brillante, decide di provare l’avventura all’estero. E a quarant’anni si trova in cattedra – in Germania, in Olanda, in Francia, negli Stati Uniti – perché ha avuto i fondi per fare ricerca d’avanguardia, perché ha potuto lavorare, pubblicare, darsi da fare. Perché se qualcuno non lo avesse capito questi giovani stanno cercando un’opportunità per lavorare, non per girarsi i pollici…

Sono tante le cose che ti frullano in mente davanti a tante testimonianze. La prima è che stiamo assistendo a un flusso migratorio imbarazzante per un paese che si vanta di essere nel G8: all’inizio del Novecento, l’italiano che emigrava era quello con le scarpe bucate e la scatola di cartone; oggi sono i dottori di ricerca, gli ingegneri, i fisici, i matematici. In cambio importiamo – e continueremo a farlo, checché lo vogliano i leghisti – badanti, ambulanti e manodopera non qualificata.

Il secondo pensierino è puramente contabile: dato che uno studente, dall’asilo alla laurea, ci costa da 200.000 a 250.000 euro – li costa allo Stato – a occhio e croce solo con questi mille abbiamo regalato ad altri almeno 200 milioni di euro. E non mi sembra che questo paese sia così in salute, sotto il profilo economico-finanziario, da poter permettere omaggi così onerosi.

Poi penso che in altri paesi continua a esserci un’altissima considerazione del lavoro degli scienziati, o meglio degli studiosi in genere. Da noi, invece, sono considerati quasi un fardello. C’è chi invoca di mandarli a lavorare, chi pensa “poveretti”. E mentre i vertici si riempiono la bocca di formule ambiziose come “innovazione” e “società della conoscenza”, la realtà ci vede correre incontro al passato a una velocità sconfortante.

Questa mattina, uscendo di casa, ho trovato una lussuosissima macchina nera parcheggiata in doppia fila accanto alla mia. Full optional, 3500 cc di cilindrata. Mentre cercavo il proprietario per chiedergli di spostarla, dal negozio di fianco è uscito il macellaio sfilandosi di corsa il camice bianco e aprendo le portiere luccicanti con il telecomando. Con tutto il rispetto per un lavoro fatto di sudore e sacrifici, non riesco a fare a meno di pensare che un professore associato in Italia guadagna 1900 euro al mese dopo quattro anni di anzianità. Di solito a questo livello di carriera ci si arriva a cinquant’anni, o giù di lì, e in Università ci si va con una Panda vecchia di dodici anni. Chissà, mi sono detto, magari il figlio del macellaio studierà e, ragazzo brillante e di talento, proverà una carriera universitaria. Per trovarsi, a quarant’anni, a dover fare affidamento sui risparmi del padre – orgoglioso di quel figlio scienziato come mio padre operaio lo era di me – per sbarcare il lunario.

E questo è l’ultimo pensierino della giornata: un paese in cui l’istruzione non è più un mezzo di promozione sociale è un paese condannato al declino.”

… che dire di piu’…

Certo un’esperienza all’estero come quella che sto vivendo arricchisce sia dal punto di vista umano che dal punto di vista professionale. Si, di fatto si, la consiglierei a TUTTI quelli che come me vorrebbero vivere di ricerca e lavorare in universita’.

Certo vivere lontano dagli affetti, dai propri amici, dalla propria “vita di sempre” e’ molto difficile ed anche se nel tempo, con calma, si riesce a costruirsi “un’altra vita” di relazioni ed affetti altrove, comunque si sente la mancanza di quello che si e’ lasciato.

… in fondo non chiediamo tanto: solo la speranza di una prospettiva, non la sicurezza, la PROSPETTIVA.

Intanto siamo qui, sparsi per il mondo, a portare una professionalita’ riconosciuta, ricercata, al di sopra della media. Intanto siamo qui a guardare da fuori il nostro paese che non ha il minimo interesse a rivolerci indietro.

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Non c’e’ limite al peggio

ottobre 30, 2008
… copio ed incollo qui un articolo che rattrista, che lascia increduli …
che fa incazzare.
… pensare poi che nel giro di poche ore NEMMENO il sito online di Repubblica ha tenuto l’accento su questo articolo che va ricercato con cura negli archivi…
archivi …
.. come si puo’ archiviare una cosa del genere?!?!?!?!?!!
SCUOLA & GIOVANI

Caschi, passamontagna e bastoni. E quando passa Cossiga
un anziano docente urla: “Contento ora?”

Un camion carico di spranghe
e in piazza Navona è stato il caos

La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti zitti
di CURZIO MALTESE

Un camion carico di spranghe e in piazza Navona è stato il caosGli scontri di ieri a Roma

AVEVA l’aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c’era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. “Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane” sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un’onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.

Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano “Duce, duce”. “La scuola è bonificata”. Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent’anni, ma quello che ha l’aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un’altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell’università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. “Basta, basta, andiamo dalla polizia!” dicono le professoresse.

Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. “Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!” protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: “E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!”. Il funzionario urla: “Impara l’educazione, bambina!”. La professoressa incalza: “Fate il vostro mestiere, fermate i violenti”. Risposta del funzionario: “Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra”. C’è un’insurrezione del drappello: “Di sinistra? Con le svastiche?”. La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: “Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un’azione di violenza da parte dei miei studenti. C’è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c’entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire”.

Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: “Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra”. Monica, studentessa di Roma Tre: “Ma l’hanno appena sentito tutti! Chi crede d’essere, Berlusconi?”. “Lo vede come rispondono?” mi dice Laura, di Economia. “Vogliono fare passare l’equazione studenti uguali facinorosi di sinistra”. La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: “Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov’è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l’avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto”.

Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. “È contento, eh?” gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno (…) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all’ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì”.

È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un’azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. “Lei dove va?”. Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: “Non li abbiamo notati”.

Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: “Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!”. L’altro risponde: “Allora si va in piazza a proteggere i nostri?”. “Sì, ma non subito”. Passa il vice questore: “Poche chiacchiere, giù le visiere!”. Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.

Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s’affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l’assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s’avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell’Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae.
A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all’occupazione, s’aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. “Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l’idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo”.

(30 ottobre 2008)

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46+2

ottobre 10, 2008

Forty-Six & 2

Cari Tool,
voi siete sempre i migliori.
Grazie per le vostre canzoni, per gli “stati alterati di coscienza”, per il gusto dell’ignoto e per la trascendenza

Grazie

Forty-Six & 2

“…
There are 3 totally different kinds of humans on the Earth, meaning that they perceive the One reality in three different ways, interpreted differently.
The 1st kind of human has chromosome composition of 42+2. They comprise a unity consciousness that does not see anything outside themselves as being separate from themselves.
To them, there is only One Energy- One Life, One Beingness that moves Everywhere.
Anything happening Anywhere is Within them, as well. They are like cells in the body.
They are all connected to a Single Consciousness that moves through all of them.

These are the aboriginals on Australia. There might be a few African tribes left like this.

Then, there is our level, comprising 44+2 chromosomes.
We are a disharmonic level of consciousness that is used as a steppingstone from the 42+2 level to the next level, 46+2 …

These two additional chromosomes change Everything.”

Drunvalo Melchizedek

My shadow’s
Shedding skin
and I’ve been picking
scabs again.
I’m down
digging through
my old muscles
looking for a clue.

I’ve been crawling on my belly
clearing out what could’ve been.
I’ve been wallowing in my own confused and insecure delusions
for a piece to cross me over
or a word to guide me in.
I wanna feel the changes coming down.
I wanna know what I’ve been hiding
in my shadow.
Change is coming through my shadow.
My shadow’s
shedding skin
I’ve been picking
my scabs again.

I’ve been crawling on my belly
clearing out what could’ve been
I’ve been wallowing in my own chaotic and insecure delusions.
I wanna feel the change consume me,
feel the outside turning in.
I wanna feel the metamorphosis and cleansing I’ve endured within
my shadow.
Change is coming.
Now is my time.
Listen to my muscle memory.
Contemplate what I’ve been clinging to.
Forty-six and two ahead of me.

I choose to live and to
grow,
take and give and to
move,
learn and love and to
cry,
kill and die and to
be paranoid and to
lie,
hate and fear and to
do
what it takes to move through.

I choose to live and to
lie,
kill and give and to
die,
learn and love and to
do
what it takes to step through.

See my shadow changing,
stretching up and over me
soften this old armor.
hoping I can clear the way by
stepping through my shadow,
coming out the other side.
Step into the shadow.
Forty six and two are just ahead of me.

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Simply happy

ottobre 7, 2008

Oggi ho sottomesso il mio articolo che racchiude direi 10 mesi di intenso lavoro full-time. Su una idea che gira nella mia testa e nei miei conti direi… dal … febbraio 2006.

Felice e stanco mi avvio verso casa, o meglio, verso il mio appartamento (di casa ne ho solo 1 e prima o poi le dedichero’ un bel post!).

Ho mal di testa e mal di schiena, esattamente come mi sentivo dopo gli esami piu’ difficili all’universita’.
… la sensazione di tornare giovani (ahahahaha!)

Sono stanco, affaticato, insonnolito…

sono contento contento CONTENTO!!!!

il tempo dira’ e se son rose fiorianno. Per il momento festeggio con quello che ho.

… ce ne vorrebbero di piu’ di giornate cosi’!
Vi voglio bene.

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per tutto o per niente

settembre 17, 2008

scusatemi.

Mi ero ripromesso su questo blog di cercare di esprimere un po’ quello che sono, o meglio, quello che sto diventando, senza dico SENZA usare semplicemente queste pagine binarie come forma di sfogo, non avendo sempre vicino gli amici giusti a cui confidarsi, nelle braccia delle quali piangere …
per tutto o per niente …

Oggi mi sono appena reso conto di quanto sia ardua, stretta ed in salita, la strada che ho davanti nei prossimi mesi, se voglio ancora riuscire a guadagnarmi da vivere tentando — come ormai da tanti anni — di conquistare il mio grande sogno di una carriera universitaria.
Non lo so, ma quando la responsabile della borsa nella quale sto riponendo gran parte delle mie speranze future mi ha detto, questa mattina, che quello che conta e’ avere un buon CV (curriculum) in cui si dimostri di valere abbastanza e di essere via via indipendente, insieme ad un progetto di ricerca su piu’ anni, ben scritto ed ambizioso
beh…
mi sono chiesto che kazzo mi e’ passato per la testa.
Un uomo non puo’ volare.
Un pesce non sopravvive fuori dall’acqua.
Forse dovrei tornare con i piedi per terra e pensare/cercare quello che e’ a portata … non semplicemente quello che desidererei ottenere: realismo.

Calma e sangue freddo

Ci ho pensato a lungo, e’ un cammino molto molto stretto. Mi richiedera’ di fare un balzo di esperienza, volonta’, di iniziativa che e’ consistente … ma e’ li’, lontano ma e’ li’ che lo vedo

e mi chiede solo di non avere paura di questo mare che ci separa, di tuffarmici dentro e cercare il mio destino.

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in attesa

settembre 11, 2008

Sono stato un po’ assente sul blog ultimamente.
Mah, un po’ ho lavorato a fondo a fondo.
Un po’ sono stato ancora un pochino in giro a godermi gli ultimi sprazzi di estate e la famiglia.
Un po’ mi ritrovo “di nuovo” in attesa.

Maroo… ormai penso che siano almeno 4 mesi che lavoro SOLAMENTE sulla scrittura, rifinitura, RIscrittura, RIrifinitura eccetera di un articolo (e’ il mio lavoro …. come ricercatore il mio obbiettivo e’ ottenere cose nuove che vale la pena pubblicare sulle riviste specializzate)…
… beh, di questo articolo non ne posso piu’.
E di piu’, sto aspettando che gli altri coautori ci mettano adesso loro su le mani e che ne esca un risultato che possiamo considerare finale, o quasi.

Ed intanto mi ritrovo a leggere articoli tenuti in parte da troppo tempo, a pensare al futuro (omioddio il futuro!), in attesa di riucire a metterci le mani su e cavalcare gli eventi prendendone il meglio che si puo’ e che si riesce.

Come i miei precedenti post fanno supporre non e’ che le cose vadano proprio benissimo, nel senso che non sempre riesco a capire cosa il mio capo vuole o vorrebbe da me, cosa pensa (soprattutto) di me, se mai potro’ fare affidamento su una buona parola per una mia possibile candidatura in un altro gruppo — visto che pare che stia cercando qualcuno per rimpiazzarmi dal primo luglio –

Ed in tutto questo c’e’ che bisogna essere positivi, “in forma”, dare l’apparenza di avere le cose sotto controllo che sennno anche i parents (=genitori) si mettono sul chi va la’ in attesa e poi le telefonate diventano un supplizio

… in piu’ ci sono persone che vorrei contattare che “non si fanno trovare o sono assenti”…

vabbe’, ho imparato a farmene una ragione: quando le cose non dipendono da te, fai del tuo meglio su cio’ che e’ a portata. Quello che verra’ verra’.

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